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CRONO METRO'Venti foto formato orizzontale 150x100cm. a colori messe in fila una di seguito all'altra, come un enorme serpente che si snoda lungo la parete di una stanza completamente bianca con illuminazione diffusa. E' importante e fondamentale che le foto siano viste in una sequenza continua quasi circolare.L'inquadratura rimane fissa per tutte le foto, mostra cosa si vede quando si sta seduti in metropolitana: finestrini, un pezzo di porta scorrevole, passeggeri.L'inquadratura è ferma, il vagone, la gente, l'esterno, la luce cambiano e modulano il momento sospeso dello spostamento. Vi sono in sostanza due tempi diversi. I passeggeri sono accomunati dallo stesso fine e per questo solidali si rispettano, ma cosi hanno anche assolto agli obblighi di questa crono-metro-micro società e possono rimanere silenti nella loro assenza di pensiero: unesperienza quasi zen.Una banale e frequente situazione di tutti i giorni legata all'affanno della vita quotidiana, al tempo ed allo spazio, ma anche alla mancanza di identità, di relazione e di storia. Il nonluogo può diventare cosi unesperienza piacevole, dolce quasi un momento di tregua e di poesia dell'assenza.Oggi siamo troppo abituati ad essere immersi nei media, cosi tutte le foto sono state prese con una macchina nascosta producendo dei ritratti non ritratti, ma sempre ricadendo nel gioco degli specchi del ritratto: vedere se stessi nell'altro e viceversa.Lultima foto è diversa,è una foto verticale a grandezza naturale (235x160cm. verticale), controcampo a quelle dei passeggeri, che mostra l'anonimo passeggero-fotografo mentre legge un giornale, con la sua valigetta contenente la macchina nascosta.CHRONO METRO Twenty 150x100cm colour photos placed in line one after the other, like an enormous serpent slithering across the wall of a completely white room with diffuse lighting.It is essential that the photos be seen in a continuous, almost circular sequence.The framing remained fixed for all the photos, showing what a passenger sees while sitting in the metro: windows, a bit of a sliding door, other passengers.The framing is immobile; the car, the people, the exterior, the light all change, giving form to that suspended moment of moving from one place to another. There are, in effect, two different times.The passengers share a common purpose and respect each other accordingly. Yet in this way they have also performed the duties of this chrono-metro-micro society and can stay silent in their absence of thought: a Zen-like experience.A typical everyday situation, linked to the bustle of daily life, to time and space, but also to a lack of identity, of relationship, of history. Thus the non-place can become a pleasant, even sweet, experience, a kind of moment of truce or poetry of absence.Today we are accustomed to the media bright lights, so the all pictures where taken using an hidden camera generating non portrait portraits, but still playing the mirrors game of the portrait. The last picture is is different from the others, is a reverse shot at life-size (upright 200x100cm.) of the anonymous passenger-photographer sitting on the other side of the train reading a paper and holding his hidden camera box.